La maladestra

Poi dice che uno per cercare la bella destra – come ha preso a fare il Foglio – se ne va altrove, si rivolge ai fuori quota come Franco Servello, il sulfureo Pino Rauti e altri post fascisti più o meno monumentalizzati in vita. Perché a guardare la destra sulla scena, quella che va dal Pdl a Francesco Storace passando per il colonnellume ex aennino e i farefuturisti di Gianfranco Fini, lo spettacolo deprime e snerva.
23 AGO 20
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Poi dice che uno per cercare la bella destra – come ha preso a fare il Foglio – se ne va altrove, si rivolge ai fuori quota come Franco Servello, il sulfureo Pino Rauti e altri post fascisti più o meno monumentalizzati in vita. Perché a guardare la destra sulla scena, quella che va dal Pdl a Francesco Storace passando per il colonnellume ex aennino e i farefuturisti di Gianfranco Fini, lo spettacolo deprime e snerva. La storia dei presunti squadristi arruolati da Michela Vittoria Brambilla per contestare il presidente della Camera al raduno domenicale di Fli a Mirabello, fatta esplodere in Rete dai finiani e smentita con tanto di querela dal ministro del Turismo, suona come una mascherata che non diverte.

Come la colonna sonora di una maladestra che si scopre priva di stile e costipata da latrati e cattive intenzioni. Aspiranti manganellatori, per lo più in nome di piccole rendite personali, non mancano né alla corte del Cav. né alla corte di Fini. Così come più d’uno, nelle medesime squadre, non disdegna di giocare ai fratelli Rosselli e va in cerca dell’album giusto nel quale appiccicare la foto del proprio martirologio. Sono moti graveolenti dell’animo che potrebbero far pensare ai vecchi congressi missini, quando volavano sedie e schiaffoni tra militanti delle diverse correnti. Ma quelle erano, a modo loro, debolezze belluine praticate tra neofascisti consenzienti al riparo di un palacongressi. Oggi è soltanto lo sfoggio di una maladestra con la pancia a corte e la testa nelle catacombe.